Non tutto sarà come prima, perché la pandemia ci ha fatto vivere un’esperienza unica, nella sua drammaticità.

Il bisogno e l’aiuto, la perdita di lavoro e il volontariato, l’intervento pubblico e il privato-sociale, i tempi di famiglia e di lavoro ritmati sulla prepotente emersione del web. La povertà si misura non più solo a livello materiale ma anche sull’impossibilità di usufruire di un PC o di un cellulare e di accedere alla rete, oltretutto in uno spazio fino a ieri adibito solo al riposo e ora affollato da una famiglia numerosa. L’onda lunga – film documentario del nostro regista Simone Pizzi – indaga su storie emblematiche vissute nei lunghi mesi di look-down: la badante bulgara che assiste un anziano e si ammala scoprendo di non ave- re sufficienti tutele, il portiere di notte che perde il lavoro in una Milano che non ha più turisti e convegnisti che frequentano gli alberghi, la mamma immigrata che deve contenere la paura dei suoi bambini di fronte agli allarmi televisivi: ‘mamma, moriamo tutti?’, la studentessa che fra maturità e primo anno di università non ‘tocca banco’… Storie vere, non estreme ma di ceto medio, storie borderline di oggettiva grande tensione, vissute con dignità. 

Ma la città, pur spaventata, ha visto molti reagire: a livello personale, sociale e istituzionale. Persone senza lavoro che dedicano il tempo ai Centri di Ascolto delle parrocchie, volontari in visita a persone rimaste sole e asserragliate in casa, cassaintegrati che aiutano negli hub alimentari della Caritas, che accolgono ormai persone che fino a ieri erano completamente autonome.

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Risposta significativa viene data dal Fondo San Giuseppe – una collaborazione fra Diocesi ambrosiana e Comune di Milano – che offre aiuto economico per affitto, mutuo, bollette delle utenze a chi ha perso il lavoro. In mezzo ci sta una ambrosiana vita sociale attiva e organizzata in associazioni e cooperative (religiose e laiche) che, sostenute da Fondazioni bancarie, rispondono a bisogni urgenti e cronici. Anzi cercano il modo di rinnovarsi sia per rispondere al bisogno ma anche per garantire il lavoro ai propri dipendenti: una Associazione di Promozione Sociale (APS) che svolge attività di ristorazione si attiva con la Croce rossa che porta la cena ai senza fissa dimora, un ente senza fini di lucro dedito all’agricoltura e che gestisce un forno finalizza le zucche di propria produzione (che prima vendeva) per fare un nuovo pane caratteristico, una libreria-caffetteria resiste con rapporti a distanza in attesa di poter di nuovo servire il caffè al bancone. L’angoscia della pandemia si sta affievolendo ma non è finita. Nulla sarà come prima e l’onda lunga del dopo-Covid richiederà tempo per riassorbire le ferite. Reagendo e collaborando si potrà guardare il futuro con rinnovata fiducia. Insieme si può.