Recensioni - 13 Ottobre 2025
Le pagine di questo libro, scritto da Giuseppe Bettoni e Paolo Dell’Oca (Edit. ITL – In Dialogo), sono il frutto di un lungo lavoro, corale, nel quale gli operatori e i volontari di Arché raccontano i sogni e le delusioni, i pensieri e le strategie educative, la vita quotidiana attraversata dai drammi di donne e bambini, insieme a storie di coraggiosa rinascita.
Gli autori, con un gruppo di volontari della parrocchia Sant’Angela Merici di Milano, nel 1991 hanno dato vita ad Arché con la mission di “inventare ogni giorno la speranza” inizialmente rivolta ai bambini sieropositivi e alle loro famiglie, poi ampliata al nucleo mamma e bambino in condizioni di disagio psichico e sociale. “Arché ci insegna – dice Luigi Ciotti nella prefazione – infatti che la speranza è sempre bidirezionale: se aiuto gli altri a ritrovarla, mi accorgo anche che il mio personale bagaglio si arricchisce di nuovi stimoli e nuova fiducia nel futuro. Chi accoglie si sente accolto. Chi educa si educa”.
Il libro nasce anche da una bellissima suggestione: sperare oltre ogni umana speranza. La speranza non si pone limiti: è visionaria, intrepida, sfrontata. Fatica a stare dentro i confini della burocrazia, dei bandi, dei finanziamenti sempre col contagocce. Rifiuta di accettare la contabilità dei “successi”: “Ho ricevuto e ricevo molto dall’incontro – dice Giuseppe Bettoni – con queste donne che portano in sé stesse le cicatrici della violenza e del sopruso, quando si aprono a un nuovo orizzonte di senso che le porta ad abbracciare la vita con uno slancio nuovo. Potessimo imparare da loro a parlare di Dio al femminile, al femminile plurale perché ognuna di loro è amata a modo suo da Lui, e ognuna di loro è amante al modo di Dio, perché lui è madre e padre, genera e dà vita, ama e perdona”.
Spesso papa Francesco ripeteva che le persone povere e fragili hanno più da insegnarci. Proprio nelle loro ferite vediamo i mali della società: “sono un sintomo – dice Luigi Ciotti – vivente, un messaggio potente per le nostre coscienze […] Al termine del lavoro, sfogliandolo, pensavamo di avere in mano un libro e invece ci siamo trovati una bussola, che poi è probabilmente l’esito di ogni percorso capace di fare memoria (ricordare, tenere a cuore) con attenzione e passione; uno strumento che permette di andare avanti e di andare oltre, grazie al cammino compiuto e agli incontri condivisi”.
Griot