Enzo Bianchi, le donne nel Vangelo

Recensioni - 11 Settembre 2026

All’età di 83 anni a Torino si è spento il monaco Enzo Bianchi. Quando nel 1965 si chiudevano i lavori del Concilio Vaticano II, Enzo Bianchi si ritirò in una cascina isolata nel Biellese, a Magnano, ponendo la prima pietra di quella che sarebbe diventata la Comunità di Bose. Una realtà ecumenica vivace, aperta a uomini e donne, cattolici, protestanti e ortodossi con una profetica apertura ai laici attratti da un modello di cristianesimo radicale, spoglio di orpelli istituzionali e calato nella contemporaneità, ma valorizzando la “tradizione” non il tradizionalismo.

Enzo Bianchi, con una scrittura limpida e comunicativa, ha cercato di traghettare il messaggio evangelico nella società secolarizzata. Sono diversi i pensieri di Enzo Bianchi che oggi si incrociano nel cammino sinodale, come l’attenzione al mondo della donna nella Chiesa. Nonostante la grande e profetica apertura di papa Francesco, lasciato pastoralmente solo, è ancora presente un debito di ascolto verso la presenza e il ruolo della donna, sia nella Chiesa locale, sia in quella universale.

A Milano, nel 2015, alla presentazione del libro I Vangeli (Edit. Ancora) tradotti e commentati da quattro bibliste, unico invitato alla presidenza era il monaco Enzo Bianchi. Nel suo intervento ricordò la figura medioevale della monaca Ildegarda di Bingen che poteva predicare ai vescovi. Il Papa stesso volle ascoltarla di persona in Germania. “Ricordatevi questa frase – disse Enzo Bianchi – “ciò che tocca tutti, da tutti deve essere discussa e deliberata”. Questo è un principio medievale elaborato dalla Chiesa Cattolica, non dal diritto ne greco e ne romano. E’ un principio cattolico perché non lo mettiamo in pratica un po’? Perché non diamo voce alle donne? La domenica avere un’omelia presidiata dal prete che chieda ad una donna preparata, in gamba, riconosciuta dalla comunità e dal vescovo, un messaggio come fece la Samaritana. Una delle cose più belle la trovate nella cattedrale di Marsiglia. Sull’ambone è scolpito un bassorilievo straordinario dove è raffigurata Maria di Magdala che predica”.

Nel 2016, un anno dopo la presentazione del libro I Vangeli, Enzo Bianchi pubblica il libro Gesù e le donne (Edit. Einaudi). Nella Palestina di Gesù la vita di una donna non era facile. Il mattino di ogni giorno l’ebreo osservante recitava, e recita tutt’ora, questo ringraziamento: “Benedetto il Signore che non mi ha creato né pagano, né donna, né schiavo”. La donna è una presenza nascosta, afona nella società ebraica, la sua vita è dedicata alla famiglia, e viene amata finché resta al “suo” posto: il posto stabilito dagli uomini.

Nel libro Enzo Bianchi recupera e ci racconta le vicende emblematiche del rapporto di Gesù con le donne incrociate in vita. Incontriamo così fra le altre la donna malata di emorragia uterina che ha il coraggio di toccare il Messia sebbene “impura”; la donna straniera, greca e per di più di origini siro-fenicie, quindi pagana; le sorelle Marta e Maria; la donna sorpresa in adulterio, e Maria di Magdala, l’apostola degli apostoli. Osservare le relazioni di Gesù con le donne che incontra, che sceglie e che lo scelgono, ci può dire moltissimo sul suo insegnamento ma anche sulla nostra vita quotidiana di uomini e donne. “Sarebbe infatti necessario – afferma Enzo Bianchi -, che la Chiesa, le chiese, tornassero senza paura semplicemente a ispirarsi alle parole e al comportamento di Gesù verso le donne, assumendone i pensieri, i sentimenti, gli atteggiamenti umanissimi e, nello stesso tempo, decisivi anche per la forma della comunità cristiana e dei rapporti in essa esistenti tra uomini e donne”.

Griot

Per informazioni:
Gesù e le donne – Enzo Bianchi – Libro – Einaudi – Frontiere Einaudi | IBS