La ragazza di vicolo Pandolfini

Recensioni - 2 Marzo 2026

Il poeta Rainer Maria Rilke dice che “il futuro entra in noi prima che accada” infatti, in un giardino abbandonato di Palermo, il profumo dei gelsomini anticipa la storia d’amore di una giovane ragazza dagli occhi turchesi come il mare siciliano. Nel Cantico dei Cantici (citato dall’autore nel libro La ragazza di vicolo Pandolfini, Edit. San Paolo) la sposa dice allo sposo: “Mettimi come sigillo sul tuo cuore, come sigillo sul tuo braccio; perché forte come la morte è l’amore”. Il profumo è invisibile ma lo senti prepotentemente. I sensi avvertono la presenza del profumo nell’aria che anticipa l’accoglienza e prepara la scintilla dell’amore come suggerisce la fotografia della copertina un po’ sgranata ma bellissima.
Oltre alla narrazione biografica, Nando Dalla Chiesa consegna al lettore non il ricordo, ma il ritratto indimenticabile della “ragazza di vicolo Pandolfini”. Una storia incastonata nel mosaico di un’Italia attraversata dalle lotte per i diritti civili: lotta alla mafia, il terrorismo, il femminismo, la primavera di Palermo, la crisi dei partiti. La vita della ragazza è un cammino di grazia, fierezza, coraggio, tenerezza, dignità, altruismo, di scelte radicali. Storia di una donna che, non amando i riflettori, è sempre stata al fianco del marito. Spesso, era il suo biglietto da visita, si presentava come: “Io sono la moglie”. Oltre agli spaccati della lotta alla mafia e al terrorismo, l’autore traccia i volti, poco conosciuti, della ragazza: i profumi della sua terra, la scelta di diventare libraia, l’amore per i ponti, la musica della fisarmonica, i suoi occhi. Una donna “che ha saputo trasformare ogni cicatrice in bellezza, ogni dolore in dignità”.
La ragazza diventa libraria, il mestiere più bello e poco conosciuto, dove gli occhi imparano cose importanti e troppo sottovalutate: guardare, capire, parlare, far emergere i desideri di chi cerca un libro, una storia sconosciuta, forse la relazione con sé stessi o con il mondo. Gli occhi, lo si capisce guardando i neonati, sono i ponti della prima relazione con i genitori, con il mondo circostante. I ponti sono, incredibile ma vero, spazi dove “la ragazza di vicolo Pandolfini” è fotografata con frequenza. Ponti della relazione che portano al riconoscimento dell’Ambrogino d’oro. Gli occhi, questo capita a tutti, a differenza del corpo non invecchiano. Il profondo desiderio della ragazza è stato quello di ascoltare, parlare, soprattutto con chi in difficoltà o emarginato nella società. Occhi che hanno visto e conosciuto i bisogni di molti giovani studenti, ascoltato le parole in libera uscita dei bambini insieme alle loro fantasie. L’ultimo libro letto titolava Il trenino dei bambini.
La storia della ragazza “mostra come l’infinito si trovi nelle pieghe del provvisorio” dove si celebra la “piccola immortalità” di chi, lontano dai riflettori, è riuscita ad amare, resistere, lasciare un segno nei cuori di coloro che l’hanno amata e apprezzata per generosità e impegno civile. A Palermo il vicolo Pandolfini non c’è più, ma è rimasto il profumo dei gelsomini.

Griot