Mon Paris – Una Parigi lontana dalle cartoline

Recensioni - 7 Maggio 2026

“Appena posso – dice Stefano Mengotto – scendo in strada, e puoi trovarmi lì, con la mia Fuji pronto ad immortalare attimi che raccontano più di mille parole”. L’autore ama lo street photography perché svela il lato inaspettato della vita quotidiana. Ama il bianco nero perché è la massima espressione della luce. Come Caravaggio ama i contrasti forti, misteriosi, il gioco tra luce e ombra, tra detto e non detto. Da diversi anni Stefano Mengotto gode di un prestigioso palmares (Stefano Mengotto | Street Photography | Stefano Mengotto). Per lui le città sono un palcoscenico dove la passione riesce a catturare scene autentiche. Nel recente passato ha trascorso il fine settimana fotografando diverse città italiane: Milano, Venezia, Perugia, Napoli. Oggi, tra strade, bistro, quartieri e ponti, anche Parigi. Le fotografie di Stefano Mengotto e i testi di Tullio Cesano non sono una scontata divisione dei ruoli, ma un patto. L’autore è convinto che le fotografie nascono prima dello scatto. Sono continui tentativi per mettere a fuoco una città per captarne l’emozione dell’anima e, tramite l’arte fotografica, renderla visibile. “Una foto –continua Stefano Mengotto – non si scatta, si crea”. E un attrito, un contrasto tra fotografia e parola, “tra ciò che è stato visto – dice Tullio Cesano – e ciò che hai sentito”. Come il poeta e il narratore che rendono visibile l’invisibile. Parigi non è una cartolina, un souvenir di suggestivi colori, ma un cammino lento, di riflessi, attese, dettagli che, a volte, obbligano a rallentare, a fermarti per ascoltare la voce secolare della Tour Eiffel, gli sguardi, i pensieri dei parigini, ammirare i disegni degli artisti di Montmartre, i segreti sotto i ponti della Senna. Anche i riflessi di una pozzanghera nella basilica di Montmartre immortalata nello scatto repentino.

Nel marasma di Montmartre l’autore è colpito da due soggetti statici: un murales e una coppia che si bacia sotto l’ombrello. Unici elementi fermi mentre: “tutto intorno a me – continua Stefano Mengotto – si muoveva. Da qui l’idea di scattare una lunga esposizione scegliendo proprio il murales come soggetto principale”. “Mi piace – riprende Stefano Mengotto -, quando possibile, giocare con l’acqua perché si comporta come uno specchio. Parigi è bella anche attraverso le pozzanghere, anche guardando per terra”.

Le vie di Parigi pullulano di attori e attrici: parigini, turisti di passaggio, studenti, clochard, bambini e anziani indossano segni inconfondibili come “foulard stretti al collo – dice Tullio Cesano – cappelli scelti con cura, libri sotto braccio, sigari accesi a metà”, o una donna “tutta vestita di bianco – continua Stefano Mengotto – che porta a passeggio il suo pappagallo, anch’esso tutto bianco. Una scena così inconsueta che, all’insaputa della donna, ho immortalato con uno scatto”. Una mattina, punteggiata dalla nebbia e dal freddo, l’atmosfera era ovattata, rilassante. All’improvviso, sopra un ponte, l’autore incrocia “una donna che passeggiava. Con la tecnica dei tempi lunghi sono riuscito – conclude l’autore – ad immortalare il suo passo. Uno scatto che racchiude esattamente la realtà del momento”. Parigi ci aspetta per raccontare nuove immagini, nuove emozioni.

Griot

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