Recensioni - 16 Giugno 2026
Le radici dell’irrilevanza
L’Occidente vive una crisi educativa nella società e nella parrocchia. Famiglia e sacerdote non bastano più. I figli degli anni ’80 sono segnati dalla cultura consumistica del superfluo che ha creato spazi di vuoto nella vita, riempiti da una sterminata varietà di droghe creatrici di paradisi artificiali e infernali. Per Pasolini la droga segnala anche un vuoto di cultura nel popolo.
Gli occidentali godono una stagione inedita di affermazione, esaltazione, del proprio io. Il consumismo del superfluo ha potenziato, raffinato, la capacità comunicativa della pubblicità dando vita al sogno dell’eterna giovinezza. La pubblicità ha continuato a ripetere all’infinito lo stesso mantra: “finche’ sei giovane, sei salvo; credi nella giovinezza e non resterai mai deluso; acquista tutto ciò che favorisce la tua giovinezza e sarai al centro della festa”. Con l’ossessione narcisistica nasce il popolo dei Peter Pan, idolatri di un eterno giovanilismo che si sostituisce a Dio ormai irrilevante. Adorano la bellezza esasperata, la prestazione dell’eccellenza, il consumo superfluo. Imporre non comporre è il nuovo comandamento. Il risultato di oggi sono i giovani lasciati soli, abbandonati, privi di formazione, dagli adulti che si illudono di essere eterni adolescenti.
Cambiare la pastorale
La proposta pastorale della Chiesa oggi non interessa più, è diventata irrilevante. Dagli anni ’60 ha perso la sua influenza nella società. Sembra un paradosso, ma nella crisi che viviamo, si apre l’opportunità di cambiare la struttura di una pastorale legata a una società che non esiste più. L’opportunità nasce dall’analisi del presente, non del passato. La pastorale si era strutturata sulla logica “difensiva” di consolazione e accompagnamento. Oggi la Chiesa raccoglie i fedeli ma senza interesse. Propone un Gesù non più necessario, la pastorale si è allontanata dalla vita quotidiana. La Chiesa sta perdendo gli adulti, i giovani, le donne, i bambini e anche i vecchi. “Per riallacciare – continua l’autore – un qualche significativo dialogo di fede con tutti costoro servono nuove categorie e nuove strutture celebrative, formative e assistenziali in grado di un annuncio di Gesù che tocchi davvero le loro corde intime. Di questo gesto la pastorale della consolazione non è più capace. Ne serve una nuova. Ed è proprio questo che ancora sfugge ai più nella Chiesa”.
Ognuno per sé e Dio per tutti. L’ostentazione di una ritualità fine a sé stessa, nasconde il vuoto delle celebrazioni liturgiche, l’incapacità o, peggio ancora, il non voler sentire “l’odore delle pecore”, le ferite degli ultimi che cercano feritoie. Con rammarico l’autore evidenzia che la scommessa dei movimenti è stata in gran parte persa. I movimenti “avrebbero, in verità, potuto fare di più e fare meglio per dare un’anima nuova all’azione pastorale della Chiesa che è in Occidente, ma la spinta all’autopreservazione ad una cieca auto referenzialità, così che spesso oggi, più che una risorsa del sistema ecclesiale occidentale, rappresentano un competitor di risorse e di spazi nell’immaginario diffuso”. Un tempo la religione era considerata l’oppio dei popoli, oggi la situazione si è capovolta: è il consumismo il nuovo oppio dei popoli perché il Signore è irrilevante. In piena guerra fredda Giorgio La Pira diceva, con tono profetico, che i veri “materialisti” sono i cristiani perché credono alla risurrezione. La domanda non è retorica: i cristiani di oggi credono, e vivono, la risurrezione?
Cambiare mentalità
Il cambiamento è possibile uscendo dalla logica difensiva che non tiene più. C’è più gioia nel dare che nel ricevere. Per l’autore nel tempo dell’irrilevanza si apre lo spazio di una possibile pacificazione pastorale della Chiesa invitata a scoprire e vivere il cammino della fraternità nel prendersi cura dell’altro, nel fermarsi come samaritani del 2000 sui moribondi aggrediti dai “briganti” sparsi nel pianeta. Il libro non da soluzioni ma tanti stimoli positivi per costruire una nuova mentalità pastorale che vede la parrocchia come il luogo centrale dove sperimentare questa nuova modalità pastorale. Il presupposto per la sua realizzazione è il ripensare i luoghi formativi e assistenziali della parrocchia.
Dopo la scomparsa del cristianesimo domestico, l’autore è convinto della necessità di invertire la rotta della catechesi puntando prima sul mondo degli adulti, poi su quello dei ragazzi. E’ necessario superare il modello scolastico della catechesi. Resta fondamentale, il ruolo educativo e formativo della famiglia. Per i figli i genitori sono il catechismo vivente. Come è necessario custodire il senso della festa domenicale curando i canti, l’omelia, la preghiera dei fedeli, oggi preconfezionata e scarsamente partecipata dai fedeli. Occorre aumentare l’attenzione verso, e con, i poveri del quartiere, con loro pranzare alla domenica nell’oratorio. I poveri non sono solo un problema sociale, ma familiare, bisogna lasciarsi evangelizzare da loro.
Ricordando un passo di Evageli gaudium di papa Francesco, l’autore ricorda che bisogna tornare a essere scomodi: “Quante parole sono diventate scomode per questo sistema! Dà fastidio che si parli di etica, dà fastidio che si parli di solidarietà mondiale, dà fastidio che si parli di distribuzione dei beni, dà fastidio che si parli di difendere i posti di lavoro, dà fastidio che si parli della dignità dei deboli, dà fastidio che si parli di un Dio che esige un impegno per la giustizia”.
Griot – 14giugno 2026
